Quante volte ci troviamo di fronte a pubblicità che si rivelano, alla prova dei fatti, inconsistenti? Ciò accade spesso nel settore delle telecomunicazioni laddove i provider si fanno concorrenza senza…

Velocità connessione, come fare se non è quella promessa?

Velocità connessione, come fare se non è quella promessa?

Quante volte ci troviamo di fronte a pubblicità che si rivelano, alla prova dei fatti, inconsistenti?
Ciò accade spesso nel settore delle telecomunicazioni laddove i provider si fanno concorrenza senza esclusione di colpi. D’altra parte alcuni dei servizi offerti dai gestori sono complessi e non dipendono soltanto dall’efficienza dello stesso ma dalla qualità delle infrastrutture, che possono essere di diversa proprietà.
Così, per esempio, quando ci viene propagandata una certa velocità di connessione relativamente al servizio di ADSL sarebbe buona norma controllare prima la copertura effettiva della propria zona per non incorrere in spiacevoli inconvenienti.
Detto questo, possono esserci anche dei disguidi da imputare direttamente all’operatore da cui ci serviamo e non sempre recedere dal contratto si rivela un’operazione a costo zero. Prendiamo Fastweb.
Le condizioni generali di contratto ammettono che il cliente possa recedere dal servizio internet senza addebito di costi solo quando siano state “correttamente espletate le procedure a tal fine predisposte dall’Autorità stessa per la risoluzione del contratto”.
Quali sono queste procedure?
Le CGC fanno riferimento allo speed test offerto dal software Ne.Me.Sys. elaborato dall’AGCOM quale programma ufficiale per la misura della qualità della connessione ad Internet da postazione fissa.
In assenza del ricorso a tale procedura prima di aver inoltrato a Fastweb la propria decisione di risolvere il contratto, la compagnia è autorizzata ad applicare un addebito che si quantifica intorno ai cinquanta euro in qualità di “costo di chiusura contratto”.
A nulla valgono, in questo caso, i test di monitoraggio della velocità di connessione offerti da Fastweb né l’esistenza di precedenti e molteplici reclami al riguardo.
Gli stessi, però, potrebbero avere un peso in base alla Carta dei Servizi, la quale fissa degli standard minimi di tutela del consumatore a cui ogni operatore è tenuto ad aderire.
In particolare, una volta dimostrata esistenza di un disservizio, il gestore è tenuto ad indennizzare il cliente secondo i criteri prefissati (di solito 5 € al giorno per un massimo di 10 giorni).
Se il gestore non accetta la richiesta del cliente lo stesso avrà la possibilità di rivolgersi al Co.Re.Com., comitato regionale dell’AGCOM di fronte al quale si instaurerà un contenzioso bonario.

Leave a Reply