Il wi-fi, una scoperta che ha cambiato la vita di tutti

wi_fiTecnicamente definito dalla Wi-Fi Alliance come un “qualsiasi prodotto basato sugli standard dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) 802.11 capace di creare una rete locale senza fili (Wireless Local Area Network, WLAN)”, quello della rete Wi-Fi è più di un concetto esprimibile in termini scientifici. Assume, infatti, un significato molto ampio sia sotto il profilo storico che sotto il profilo tecnico. Dal punto di vista storico c’è molta indecisione circa la nascita del Wi-Fi. Alcuni fanno ricondurre la sua nascita intorno agli anni ottanta e novanta senza un evento storico ben preciso, altri invece sostengono che la nascita del Wi-Fi sia da ricondurre al 1896, anno in cui Guglielmo Marconi inventò il telegrafo. Di certo non vi è nulla, ma paradossalmente, il fatto di poter inviare dei messaggi tramite dispositivi senza fili rispecchia l’idea di fondo del Wi-Fi. Anche sull’etimologia del nome vi sono molte incertezze: alcuni sostengono che si tratta dell’acronimo di Wireless Fidelity, per altri invece si tratta semplicemente di un non-sense.
Per quanto riguarda, invece, gli aspetti tecnici una rete Wi-Fi consente a due o più dispositivi di scambiarsi dati, utilizzando anche la rete Internet. Una rete Wi-Fi è identificata attraverso il suo SSID (Service Set IDentifier), cioè un nome molto spesso scelto dall’utilizzatore per riconoscere la propria WLAN, che ricordiamo essere l’acronimo di Wireless Local Area Network. Ogni rete può essere composta da uno o più punti d’accesso (in termini tecnici access point) a cui possono connettersi uno o più client che si connettono alla rete Internet. La rete a cui il client si connette può essere libera o protetta. Nel primo caso l’accesso non è subordinato ad alcun tipo di vincolo; nel secondo, invece, è richiesto l’inserimento di una password da parte dell’utente. I protocolli di sicurezza, o standard crittografici, sono sostanzialmente tre:

Wired Equivalent Privacy (WEP): è il primo standard IEEE 802.11 ideato per proteggere le trasmissioni radio delle reti Wi-Fi; il suo utilizzo è sconsigliato a causa di un’autenticazione debole e di un vettore di inizializzazione a 24 bit;
Wi-Fi Protected Access (WPA): progettato per ovviare agli aspetti negativi del WEP, è uno standard intermedio che funziona sia in modalità aziendale sia in modalità personale; il suo utilizzo è consigliato solo se non è disponibile uno standard crittografico di tipo WPA2;
Wi-Fi Protected Access2 (WPA2): è lo standard corrente che garantisce una protezione avanzata senza influire sulla performance; è quello più consigliato sia perché è il più sicuro, ma anche perché permette di crittografare le chiavi di sicurezza con l’algoritmo AES (Advanced Encryption Standard) a 256 bit.

Tornando alla storia, era il 1985 quando la Federal Communications Commission (FCC), ovvero l’ente statunitense regolatore del settore delle telecomunicazioni, decise di rendere libere alcune reti anche per i cittadini senza l’obbligo di disporre di una licenza governativa per l’utilizzo. Già nei primi anni successivi al 1985, e precisamente nel 1991, si videro i primi risultati: furono prodotti i primi apparecchi wireless, usati principalmente per la registrazione di incassi. Ma tra la collettività regnavano l’incertezza e la perplessità che erano dovuti principalmente all’ampiezza e alla scarsa conoscenza dell’argomento. Tuttavia, si dovette aspettare il 1997 per assistere al lancio della prima versione ufficiale (rilasciata in via definitiva due anni dopo) del protocollo denominato EEE 802.11, sviluppato da una delle commissioni dell’Institute of Electrical and Electronic Engineers (IEEE), associazione internazionale di scienziati professionisti che si occupa di ricerche sulle nuove tecnologie. Dal 1991 si sono susseguite 4 certificazioni (con una quinta in fase di sviluppo) dell’IEEE per stabilire gli standard tecnologici e le innovazioni apportate ai sistemi Wi-Fi. Le certificazioni sono:

802.11a: utilizza lo spazio di frequenze nell’intorno dei 5 GHz e opera con una velocità massima di 54 Mb/s. Questo standard non ha riscosso i favori del pubblico dato che l’802.11b si era già molto diffuso e in molti paesi l’uso delle frequenze a 5 GHz è tuttora riservato. In Europa lo standard 802.11a non fu autorizzato all’utilizzo dato che quelle frequenze erano riservate all’HIPERLAN; solo a metà del 2002 tali frequenze vennero liberalizzate e quindi si poté utilizzare l’802.11a.

802.11b: ha la capacità di trasmettere al massimo 11 Mbit/s e utilizza le frequenze nell’intorno dei 2,4 GHz. Utilizzando antenne direzionali esterne dotate di alto guadagno si è in grado di stabilire delle connessioni punto a punto del raggio di molti chilometri. Sono state sviluppate delle estensioni proprietarie che utilizzando più canali accoppiati consentono di incrementare la velocità di trasmissione.

802.11g: utilizza le stesse frequenze dello standard 802.11b cioè la banda di 2,4 GHz e fornisce una velocità teorica di 54 Mb/s che nella realtà si traduce in una velocità netta di 24,7 Mb/s. Le schede con le specifiche ufficiali di questo protocollo furono rilasciate da Apple.

802.11n: rilasciato nel 2009 è lo standard più recente e si basa sull’utilizzo di diverse antenne MIMO (multiple-input, multiple-output) che lavorano sulle frequenze di 2,4 GHz e 5 GHz. In questo modo, si può rafforzare ulteriormente il segnale e raggiungere velocità che possono, in teoria, arrivare anche 600 Mbps.

Un ulteriore standard, l’800.11ac, che funziona esclusivamente sulla banda da 5GHz è in via di definizione.
In conclusione, oggi il Wi-Fi è diventato un elemento fondamentale nella vita di ognuno di noi, sia esso utilizzato per scopi lavorativi o per scopi ludici. E data la potenza e il dinamismo del settore tecnologico e delle telecomunicazioni, i progressi continueranno ancora.

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