È arrivato il blocco dalla Cassazione, con la relativa sentenza 10174/2016, per l’invio di chiamate pubblicitarie preregistrate, se non è stato espresso il consenso da parte dell’utente interessato, in…

Divieto per le chiamate pubblicitarie preregistrate

Divieto per le chiamate pubblicitarie preregistrate

 

È arrivato il blocco dalla Cassazione, con la relativa sentenza 10174/2016, per l’invio di chiamate pubblicitarie preregistrate, se non è stato espresso il consenso da parte dell’utente interessato, in quanto questo potrà essere considerato come trattamento illecito dei dati di un cittadino e violazione della privacy

La decisione della Cassazione dipende da una diatriba che ha visto interessati il Garante delle Privacy e una compagnia telefonica. La lite nasce in seguito ad una segnalazione inviata da un utente al Garante della Privacy, il quale ha ricevuto chiamate preregistrate con fini pubblicitari. Il Garante vieta alla compagnia telefonica l’invio di chiamate a scopi pubblicitari, a meno che non ci sia un consenso esplicito e specifico per la ricezione di questo tipo di chiamate da parte dell’utente.

Davanti alla decisione del Garante della Privacy, la compagnia telefonica ha  deciso di fare ricorso in Tibunale. La compagnia si è appellata, in sua difesa, al fatto che i dati incriminati erano stati presi in esame prima del 2005, quando potevano ancora essere utilizzati liberamente.

La causa è arrivata in Cassazione perché il Tribunale ha bocciato il ricorso. Così la Cassazione ha ribadito che è sempre necessario il consenso dell’utente nel caso in cui si inviano a questo messaggi di natura pubblicitaria (anche nel caso di invio di fax). Questa decisione fa fede a quella che è la direttiva 2002/58 CE, che afferma come nell’opzione opt-oput, possa esistere la possibilità che non venga applicata la normativa (tale direttiva è in riferimento alle sole chiamate con operatore e non preregistrate).

Alla luce di ciò, se si tratta di messaggi pubblicitari occorre sempre il consenso espresso da parte dell’utente interessato alla ricezione del messaggio. Inoltre è previsto anche un regime transitorio in relazione alla possibilità di utilizzare i dati raccolti prima del 2005. Ma da quanto afferma la Cassazione, la direttiva si riferisce anche alle chiamate vocali con operatore.

Tuttavia nella causa sopracitata se non esiste alcun consenso nel ricevere chiamate con fini pubblicitari, espresso da parte dell’utente, questi ha il diritto di non ricevere alcuna chiamata. Dunque la Cassazione ha motivo di bocciare il ricorso da parte della compagnia, e rimborsare le spese processuali dell’utente.

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