Il Tribunale di Vicenza ha stabilito lo scorso aprile con l’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c, che non è opponibile a titolo originario il contratto di telefonia concluso tra un…

Blocco IMEI, cosa sapere

Blocco IMEI, cosa sapere

Il Tribunale di Vicenza ha stabilito lo scorso aprile con l’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c, che non è opponibile a titolo originario il contratto di telefonia concluso tra un operatore telefonico e il consumatore (anche se con vendita a rate) di un telefonino, nel caso in cui il consumatore abbia rivenduto il suo device telefonico ad un terzo soggetto.

La trafila processuale è la conseguenza di una pratica molto in uso tra gli operatori telefonici, ovvero quella di bloccare il codice IMEI del telefonino, così da renderlo inservibile i caso di mancanza di pagamento delle rate da parte dell’utente.

Nel caso in cui il dispositivo venisse rivenduto dal cliente possessore ad un terzo soggetto, ignaro del contratto, può accadere che quest’ultimo possa riscontrare problemi con l’utilizzo dell’apparecchio, causa malfunzionamento del segnale. Il terzo soggetto può sollecitare l’operatore telefonico di sbloccare l’IMEI, in quanto ha acquistato il dispositivo in buona fede. Questa richiesta può essere rigettata da parte dell’operatore. L’operatore può essere richiamato anche attraverso un’azione legale, proprio come accaduto in Veneto, dove si richiedeva all’operatore non solo lo sblocco dell’IMEI ma anche il rimborso di un nuovo dispositivo telefonico.

Il Tribunale di Vicenza ha accolto la domanda e ha condannato l’operatore, ai sensi dell’art. 96 c.p.c., come “responsabilità aggravata” per aver resistito temerariamente nel giudizio.

Se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell’altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche d’ufficio, nella sentenza [disp. att. 152]. Il giudice che accerta l’inesistenza del diritto per cui è stato eseguito un provvedimento cautelare, o trascritta domanda giudiziale, o iscritta ipoteca giudiziale, oppure iniziata o compiuta l’esecuzione forzata, su istanza della parte danneggiata condanna al risarcimento dei danni l’attore o il creditore procedente, che ha agito senza la normale prudenza. La liquidazione dei danni è fatta a norma del comma precedente. In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata.

Rif. art. 96 c.p.c.,

 

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