Anche se il commissario Ansip consiglia di perdere tempo sull’ ingresso del 5 G in Italia, la commissione europea la pensa diversamente, mettendo fretta all’Italia e dicendo no ai ritardi…

5 G, presto anche in Italia

5 G, presto anche in Italia

Anche se il commissario Ansip consiglia di perdere tempo sull’ ingresso del 5 G in Italia, la commissione europea la pensa diversamente, mettendo fretta all’Italia e dicendo no ai ritardi e temporeggiamenti.

La commissione europea si è mostrata molto sensibile a questa tematica e altrettanto preoccupata sui tempi necessari al rilascio della banda a 700 MHz per la telefonia mobile. Il ritardo sullo sviluppo della tecnologia 5 G in Italia, sarebbe di 2 anni circa, il che non rappresenta la soluzione giusta, secondo quanto dichiarato dall’Unione Europea.

L’Italia necessita di essere tra i primi paesi dell’Unione Europea e ad utilizzare per primi il 5 G, adattandosi alla linea a banda 700 MHz. I due anni di ritardo previsti, non sono altro che un periodo di perdita economica per l’Italia. Il periodo di passaggio per la banda a 700 MHz è previsto dal 2020 al 2022, questo è l’arco di tempo concesso dalla normativa europea per concludere l’attivazione del 5 G, nel proprio paese. Inoltre, è prevista un’asta per l’assegnazione delle frequenze che potrebbe portare nelle casse un guadagno pari a 4,5 miliardi circa. Questo denaro, sarebbe destinato ad essere investito in infrastrutture, con l’obiettivo di migliorare la rete.

In Italia, la banda a 700 MHz è già utilizzata per la tv digitale terrestre, perchè rappresenta una delle piattaforme più largamente utilizzate nel settore della distribuzione televisiva. E non è da sottovalutare anche il primato tra le emittenti locali, misurato dall’ Auditel, che ne monitora solo 180 sul una fetta maggiore di utenti.

Dal 2014 ad oggi si stimano più di 480 frequenze in multiplex, il che moltiplica ulteriormente il numero dal momento che sono disponibili molti più canali. Con l’ingresso della banda a 700 MHz si subirà uno sfoltimento delle frequenze, che corrisponderà ad un’ ottimizzazione delle stesse e non solo anche a soluzioni tecniche alternative, come la compressione di video in MPEG4, un formato molto più efficiente e molto più versatile, attualmente utilizzato per i canali che trasmettono in HD.

In questo contesto sarà fondamentale l’armonizzazione delle frequenze con i paesi confinanti (Francia, Croazia, Slovenia e Nord Africa), anche perchè al  completamento del piano delle frequenze manca meno di un anno, dato ancora più allarmante.

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